
Viaggio al Polo Sud
Un film di Luc Jacquet
Viaggio al Polo Sud, il documentario diretto da Luc Jaquet, ci porta in un viaggio straordinario tra Patagonia e Polo Sud.
Jaquet partì nel 1991 per la sua prima missione in Antartide e da allora, inesorabilmente attratto dalla sua magnificenza, ci è tornato numerose altre volte. A distanza di trent’anni dal suo primo viaggio, decide di documentare la natura selvaggia che va dalla Cordigliera delle Ande a Capo Horn. Attraversando paesaggi magnetici, distese bianche di ghiacci dove vivono foche leopardo e pinguini.
L’esploratore vuole dedicare la sua opera a un continente dal fascino incommensurabile che sta rischiando di scomparire a causa della minaccia del cambiamento climatico.
Con Luc Jacquet
Produzione: Francia , 2023 , 83min.
Antarctica Calling: Un Viaggio Estremo nel Cuore del Silenzio Bianco
Luc Jacquet, il regista che ci ha incantato con "La Marcia dei Pinguini", torna a trent'anni dalla sua prima spedizione antartica con "Antarctica Calling", un'opera che trascende il documentario naturalistico per diventare un'esperienza sensoriale e spirituale.
Il viaggio inizia a Torres del Paine, in Patagonia, un preludio necessario per "purificare l'anima" e prepararsi all'immensità che attende. Ma è nell'Antartide, in quel "continente magnetico" che "turba le bussole e le menti", che Jacquet ci conduce, attraverso immagini di una bellezza primordiale e terrificante.
Dimenticate la tenerezza dei pinguini: qui, il regista esplora l'Antartide con uno sguardo nuovo, intriso di riflessioni sull'Antropocene e sulla "solastalgia", l'angoscia generata dall'impatto umano sull'ambiente. La sua presenza è discreta, quasi un'eco, una "minuscola figurina" che si fonde con il paesaggio, un omaggio ai pionieri che hanno osato sfidare il regno del ghiaccio.
La voce narrante di Jacquet, a tratti invadente, e la colonna sonora, a volte soverchiante, sono la firma di un'opera profondamente personale, un diario visivo di una dipendenza dall'alterazione della percezione. Ma al di là di queste scelte stilistiche, il film offre un'esperienza immersiva, un tentativo di "fusione pacifica" con un continente minacciato.
Grazie alla fotografia di Christophe Graillot, che sfuma i contorni e dilata gli spazi, l'Antartide diventa un luogo onirico, quasi allucinato, dove l'effimero umano si confronta con l'eternità del ghiaccio. Jacquet ci regala scorci mozzafiato, dettagli affascinanti colti in ogni sfumatura di luce, dalle tempeste di neve alle immersioni silenziose.
"Cosa mi porta qui?", si chiede il regista, e la sua domanda diventa la nostra. Possiamo quasi sentire il vento sulle ali di un albatross, il gocciolio degli iceberg, il richiamo delle foche sotto il ghiaccio. E poi, improvvisamente, i pinguini, un'ultima, struggente nota di vita in un paesaggio lunare. Stavolta, però, sono loro a guardarci, silenziosi testimoni della nostra presenza.
"Antarctica Calling" è un'esperienza che va oltre la visione, è un viaggio interiore, un invito a riflettere sul nostro posto nel mondo e sulla fragilità di un ecosistema unico e prezioso.



